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Michelangelo Buonarroti

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La Poesia ... di Michelangelo

Michelangelo Buonarroti

La poesia di Michelangelo è stata diversamente valutata, esaltata come manifestazione di umanità sublime o severamente limitata e posta su di un piano intermedio fra l'opera artistica e il documento biografico, respinta per la sua incompiutezza e fatica a dominare gli elementi letterari da cui frequentemente nasce. Indubbiamente le Rime occupano un posto di rilievo nel complesso della lirica cinquecentesca...


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- Casa Buonarroti



michelangelo buonarroti


Dalla scoperta dell'autografia michelangiolesca della statua del papa (Giulio II), Antonio Forcellino, inizia una indagine approfondita degli scenari in cui venne concepita l'opera, a cui Michelangelo lavorò per quarant'anni definendola come la tragedia della propria vita, decifrando gli indizi ambigui di cui è disseminata.

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Michelangelo Buonarroti: lo stile artistico

 

Il Cinquecento è il secolo di Raffaello Sanzio (1483-1520), di Leonardo da Vinci e di Michelangelo e dei grandi maestri veneti: Tiziano (1485 circa - 1576), Giorgione (1477-1510), Tintoretto (1518-1594) e Veronese (1528-1588).

La prima caratteristica del Cinquecento è di ordine politico e geografico. La supremazia fiorentina decade, ed è Roma che diventa la capitale delle arti, la Roma dei papi mecenati, umanisti e munifici come Giulio II (divenuto papa nel 1503), Leone X (nel 1513), Clemente VII (nel 1523). Detto questo, occorre precisare che l'arte del Cinquecento è romana solo perché le commissioni provengono dal Papa, il quale fa venire a Roma gli artisti da tutte le parti d'Italia, ma di questi artisti nessuno è romano: sono nati in Toscana, nelle Marche, in Lombardia.


RAFFAELLOLa seconda caratteristica è l'abisso esistente tra il messaggio ufficiale che gli artisti sono incaricati di esprimere e le loro opinioni personali. Mentre degli artisti del Trecento e Quattrocento (o almeno di molti di essi) si può dire che avevano il cuore cristiano e l'immaginazione pagana, per il Cinquecento è vero il contrario: l'immaginazione è cristiana, perché il papa commissiona Madonne, Giudizi finali e Annunciazioni, ma l'anima di Leonardo, Raffaello e altri (per Michelangelo il discorso è più complesso) è francamente, coscientemente pagana. Mai forse nella storia dell'arte ci fu così poca sincerità estetica che nelle magnifiche opere del Cinquecento italiano. Da qui discende la terza caratteristica del Cinquecento: la ricerca formale.

 

LA PROSPETTIVA

michelangelo buonarroti la prospettivaGli artisti italiani sono i maestri della scienza della prospettiva, l'anatomia del corpo umano non ha più segreti per loro, e le loro conoscenze archeologiche sono le più approfondite che si potessero avere a quei tempi.

Le ricerche che erano tanto originali e difficili, per Paolo Uccello o Mantegna, all'età di Leonardo sono diventate esercizi scolastici.

Già alla fine del Quattrocento il Perugino aveva aperto, a Firenze e a Perugia, delle " botteghe " dove formava intere équipes di " garzoni ", con l'aiuto dei quali per una quarantina d'anni produsse in serie Madonne e Gesù Bambini per accontentare una clientela poco esigente quanto all'originalità.

Il grande Raffaello fu pure lui uno di questi garzoni. Così dunque, poiché ormai non è più un segreto per nessuno come ottenere un sorriso o uno scorcio, le ricerche dei pittori si orientano verso nuove direzioni, soprattutto verso nuove tecniche pittoriche. Si comincia a usare la pittura a olio, fino allora mal conosciuta, si fa a gara a chi è il più abile nel lavorare alla modellatura o ad ottenere lo sfumato, il graduale passaggio dalla luce all'oscurità attraverso un'ombreggiatura evanescente, in cui Leonardo fu l'incontestato maestro.

 

CENNI SULL'ARTE DI MICHELANGELO BUONARROTI

michelangeloSi distinse nella scultura e nella pittura, ma fu pure architetto e poeta. Particolarmente incline all'arte, dopo studi umanistici comincia come apprendista presso la bottega de il Ghirlandaio dove, tredicenne (1488), viene collocato dal padre, il quale tuttavia dovette superare i propri pregiudizi, convinto che la professione intrapresa dal figlio fosse manuale e perciò non degna del grado sociale della famiglia. Da lui apprese la tecnica dell'affresco che avrebbe utilizzato diversi anni più tardi.

Di questo primo alunnato presso il Ghirlandaio non si vede traccia nelle sue opere successive; Michelangelo non ne parlò mai, come se se ne fosse dimenticato, tale era la differenza di temperamento fra maestro e allievo. Recentemente sono stati individuati alcuni interventi del giovane allievo negli affreschi del Ghirlandaio in Santa Maria Novella . 

Più importante è il periodo che Michelangelo, attratto dalla scultura antica, trascorre in quel “Giardino di San Marco”, dove Lorenzo il Magnifico (che aveva preso a proteggere il ragazzo, tenendolo in casa propria insieme ai suoi figli) aveva raccolto opere antiche e dove i giovani artisti studiavano sotto la guida dello scultore Bertoldo, allievo di Donatello. E' proprio con Lorenzo che Michelangelo apprezzerà la conoscenza dell'Umanesimo classicista, della filosofia platonica, l'amore per la poesia; certamente questo è un momento formativo di fondamentale importanza.

Il soggiorno di Michelangelo presso i Medici, negli anni della formazione, riveste un significato tutto particolare per la convivenza del giovane artista con alcune fra massime personalità culturali dell’epoca (come Poliziano, Pico della Mirandola e Marsilio Ficino) ospiti, come lui, in casa Medici .

Michelangelo viene così preparato ad affrontare il problema dell’arte come impegno culturale prima ancora che manuale: “si dipinge con la mente non con la mano” egli afferma, aggiungendo che la scultura è “scientia studiosa” .

Nel 1494 va a Bologna, prima che i Medici cadano e Carlo VIII entri a Firenze; qui lavora all'arca di S. Domenico e, ammirati i rilievi di Jacopo della Quercia, scolpisce un bassorilievo per il Duomo di San Petronio. Tornato a Firenze, si appassiona alle prediche infiammate del Savonarola; inizia a lavorare al "David", opera completata nel 1504. Più tardi, quello stesso anno gli fu commissionato l'affresco "La Battaglia della Cascina" un lavoro andato sfortunatamente distrutto. Nello stesso periodo produce diverse sculture. Nel 1496 si reca a Roma e riceve due commissioni che lo renderanno celebre anche nell’ambiente romano: la Pietà per S. Pietro (1498-99) e il Bacco Ubriaco (Bargello).